Sin da quando il bambino incomincia la scuola può incorrere nel rischio della sedentarietà: le ore trascorse sui banchi di scuola, aggiunte a quelle necessarie allo svolgimento dei compiti a casa e al tempo trascorso davanti a televisione, computer o videogames possono impigrire il bambino e condizionarne il benessere e l’equilibrio psicofisico presente e del futuro.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come una giusta dose di attività fisica nell’età della crescita contribuisca allo sviluppo dei tessuti muscoloscheletrici, del sistema cardiovascolare ed endocrino-metabolico. Inoltre, favorisce la coordinazione e la capacità di controllo dei movimenti e facilita il mantenimento del peso ideale.

I bambini che svolgono una regolare attività fisica inoltre dimostrano una maggior fiducia nelle proprie possibilità, sono portati a una maggior autostima e ad una maggior sopportazione dello stress.

Secondo le raccomandazioni dell’OMS i bambini e ragazzi di età compresa tra i 5 e i 17 anni dovrebbero eseguire almeno 60 minuti di attività fisica di tipo aerobico, al giorno.

Ad oggi purtroppo oltre UN QUINTO dei bambini in Italia non svolge regolarmente attività fisica nel tempo libero e circa uno su dieci non le pratica neppure a scuola. Tre ragazzi su cinque passano il tempo libero al chiuso, in casa propria o di amici. Un minore su cinque passa da una a due ore al giorno giocando con i videogame.

Il tasso di sedentarietà tra i ragazzi italiani tra i 15 e i 24 anni è addirittura più del triplo rispetto al resto d’Europa .
Paradossalmente la categoria “più sportiva” del nostro Paese è costituita dai bambini tra i 6 e i 10 anni che nel 57% dei casi praticano attività sportiva con costanza.

MA QUALI SONO LE RAGIONI CHE PORTANO ALL’ABBANDONO DELLA PRATICA SPORTIVA?

A incidere sono senza dubbio le nuove tecnologie che portano i teenager a trascorrere da 3 a 4 ore al giorno davanti a tv, computer e smartphone, ma studi effettuati in alcune città italiane dimostrano che il fenomeno è legato sia a un eccessivo impegno richiesto dallo studio, sia alle modalità di svolgimento dell’attività fisica.

C’è chi dice che fare sport è noioso, o che costa troppa fatica, o che gli istruttori siano troppo esigenti; occorre quindi trovare nuovi stimoli per riavvicinare gli adolescenti all’attività sportiva valorizzando ad esempio lo sport non agonistico e l’attività motoria non strutturata.

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